Il diario di un anno

Io, La Corte e Alice Jane Raynor  riapriamo la rubrica sui Punti di Vista in cui scriviamo qualcosa partendo da un punto di vista speciale.

Tema : una fortezza in ristrutturazione

I lavori sono iniziati più di un anno fa.
Una mattina una ventina di persone si sono avvicinate al fossato, o quello che ne rimane, cioè poco, hanno superato il ponte coperto e si sono fermati davanti alle mura.
Due piccole figure, i capomastri credo, hanno guidato gli uomini all’interno della foresta di sterpaglie che ha occupato il cortile principale e poi, fogli e mappe alla mano, li hanno diretti ad ispezionarmi.

Questo strano fatto è accaduto per alcune settimane di fila, tutti i giorni. Nonostante l’occasionale fastidio, soprattutto dovuto ai commenti riguardati la mia età, immediatamente puniti con qualche brivido sinistro dietro la nuca, ormai la loro presenza era quasi trascurabile.

Poi la sorpresa: un pomeriggio di agosto, i capomastri mi hanno proclamata “bene storico” e tra vari festeggiamenti e strette di mano hanno parlato di “risanamento conservativo” che mi era ancora più incomprensibile di “bene storico”.

A settembre sono tornati e come prima cosa hanno ricontrollato le mura, cercando di capire se fossero “ancora in grado” di reggere tutto il mio peso e, francamente, l’ho trovato un po’ offensivo.
Li  ho quindi puniti con suoni sinistri e occasionali sussurri nei corridoi, facendoli finire prima del tempo.

Qualche tempo dopo, in un lampo di genio, si sono ricordati del ponte coperto, quello su cui erano passati per giorni e settimane senza alcuna preoccupazione e hanno notato i pilastri erosi dal tempo. Così sono corsi a sistemarlo e io ho dimostrato la mia gratitudine smettendo di farlo tremare al loro passaggio, più del necessario si intende.

Ma con l’arrivo dell’inverno, i lavori si sono fermati permettendomi, finalmente, di godere a pieno della nuova stabilità del mio corpo, del luccichio del ghiaccio sulle rocce libere dell’edera e ripulite dai segni dei vagabondi. E del silenzio.

Poi, un pomeriggio di gennaio è successo.
Dei ragazzini sono riusciti ad oltrepassare i cancelli e a strisciare fino all’interno del corpo centrale. Per un po’ sono rimasti a gironzolare nel salone principale ma ad un tratto li ho persi, pensavo avessero fatto la fine dell’ultimo ragazzo e temevo la conseguente invasione di topi e scarafaggi, quando sono usciti da una finestrella sotto il barbacane, impolverati e sporchi di non so che sostanze, senza che riuscissi a tracciare i loro movimenti.

Le settimane successive, decine di persone di sono presentate davanti ai cancelli, c’erano anche dei matti che parlavano da soli ma soprattutto c’erano i due ragazzini che raccontavano di aver trovato un non-so-cosa stipato non-so-dove da chissà quale ospite nei secoli.
E grazie a quel non-so-cosa è accaduto qualcosa di miracoloso. Quando in primavera sono tornati gli operai, erano quadruplicati.

In breve tempo hanno finito i lavori alle mura, hanno tolto le erbacce dal cortile principale, sono saliti fino alle torri e ai merli e hanno anche portato un nuovo portone in legno e ferro, uguale a quello che c’era prima.

La loro costante presenza di questo anno, mi ha permesso di assorbire abbastanza energia da capire un po’ di più di questo presente: i capomastri, in realtà architetti e restauratori, hanno trovato un modo di trasformarmi in un museo, sono convinti che tutti gli oggetti dei miei vecchi ospiti siano meraviglie da mostrare al pubblico, anche se io li ho sempre percepiti come ciarpame che impolverava le mie stanze.

Grazie a questi oggetti, dopo secoli, potrò tornare a ospitare qualcuno, a connettermi con il mondo che mi circonda e a rinascere come fortezza, anche se un po’ diversa: chissà com’è la vita di un museo?


Ciao a tutti!  Ecco il mio POV di novembre e chiedo scusa a tutti quelli che sanno davvero come sono fatte le fortezze e che se ne intendono di restauri :’) !

Buona lettura e al mese prossimo!

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